LA RISERVA

La Riserva Naturale di Pietraporciana è stata istituita nel 1996, su un territorio di circa 341 ettari compreso tra la Val d’Orcia (Patrimonio UNESCO dal 2004) e la Valdichiana, tra i Comuni di Chianciano Terme e Sarteano, nella parte meridionale della provincia di Siena.     

La Riserva occupa una parte del crinale tra le due valli, costituendo anche uno dei pochi punti dai quali è possibile ammirarle entrambe in gran parte della loro estensione. Il crinale prosegue a meridione fino al Monte Cetona (1.147 m), mentre a sud-est, oltre la Val d’Orcia, svetta la mole del Monte Amiata (1.738 m), ben visibile dalla Riserva e dal Centro visite.    


La Riserva raggiunge una quota massima di 847 metri sul livello del mare; il Centro visite si trova a 791 metri; la parte più bassa della Riserva coincide con il corso del torrente Astrone, ad una quota di 400 metri s.l.m.

La Riserva è circondata da boschi e dal tipico paesaggio post-mezzadrile di questa parte di Toscana, con seminativi e pascoli. Per raggiungerla vi sono due strade, da Chianciano o da Sarteano, entrambe con un percorso su strada bianca, in mezzo a una campagna di grande impatto paesaggistico.        
Al suo interno è ricca di sentieri, cammini, strade sterrate, sia nel bosco che nella campagna, con più aree attrezzate dove fermarsi a riposare, sia che si viaggi a piedi, in bicicletta o a cavallo.

Sono facilmente raggiungibili dalla Riserva città d’arte (Pienza e Montepulciano), i centri storici della Val d’Orcia (da San Quirico a Castiglione d’Orcia), centri storici medievali come Sarteano, borghi di campagna come il vicinissimo Castiglioncello del Trinoro o Monticchiello, tenute signorili con giardini d’arte come la Villa La Foce, e poi molte e preziose fonti termali, da quelle di Chianciano Terme, fino a San Casciano dei Bagni, Bagni San Filippo e Bagno Vignoni.

 

LA FAGGETA di PIETRAPORCIANA

Dal punto di vista ambientale è notevole la faggeta (piante di Fagus sylvatica) che si sviluppa tra i 720 e gli 850 metri circa, con esemplari secolari e maestosi, subito a ridosso del Centro Visite. La bellezza della faggeta di Pietraporciana è una scoperta in ogni stagione, valorizzata dal comodo camminamento che la attraversa, arricchita dalla varietà di fauna e flora e dalle sue specificità geologiche.             
 

Esposta a nord, protetta e ombreggiata dalle alte rupi calcaree che la sovrastano scendendo dal pianoro dominante la Riserva, la faggeta si trova ad una quota più bassa di quanto consueto a questa latitudine ed è probabilmente il residuo di un bosco più esteso presente in epoche in cui il clima era più freddo e il faggio poteva insediarsi a queste altezze.     

                 
Nel suo sottobosco crescono arbusti rari, come la belladonna (Atropa belladonna) e la fusaggine maggiore (Euonymus latifolius), oltre al corniolo (Cornus mas), alla berretta da prete (Euonymus europaeus) e al nocciolo (Corylus avellana).
Da tempo la faggeta è protetta, non essendo più possibile dunque il taglio del bosco ceduo; gli alberi di grande fusto e quelli caduti formano a loro volta un ambiente ricco di varietà e forme di vita. Tra gli insetti che vi trovano ospitalità vi sono molti coleotteri tra cui il cervo volante (il più grande coleottero d’Europa) e la rara Rosalia Alpina, dalle belle tinte blu.  

     
La ricchezza di insetti, potenziale cibo, ha creato le condizioni ideali anche per alcune specie di picchio, tra cui quello rosso maggiore e quello verde, che cacciano picchiettando sui tronchi alla ricerca delle gallerie con le larve dei coleotteri. A loro si aggiunge il picchio torcicollo, che non scava buchi sugli alberi ma occupa quelli che trova. Tra i rapaci si trovano anche il falco pecchiaiolo, il biancone, lo sparviero, il falco lodolaio. Di notte è possibile vedere anche il barbagianni e l’allocco. Sono anche presenti nella Riserva il gufo comune, l’assiolo, l’upupa e cuculo. 
Per visitare la faggeta si può attraversare il semplice sentiero che parte dal centro visite e che vi si ricollega con un percorso ad anello.

 

Oltre alla faggeta si trovano estesi boschi di rovere e cerro, poi ancora aceri e carpini, con un sotto-bosco facilmente accessibile e transitabile. Tra gli animali che vi vivono, si segnalano caprioli e daini, martore, tassi, istrici, scoiattoli e cinghiali.

Nella faggeta e nei boschi della Riserva vi è una notevole presenza di piante e fiori rari, tra cui spiccano il giglio martagone (lilium martagon) e il giglio rosso, protetti, che accompagnano una ricca varietà di fioriture dal febbraio all’estate inoltrata: dal bucaneve alla dentaria pennata, dal sigillo di Salomone alle anemoni, dalle primule all’asperula, dal ciclamino a numerosi tipi di cefalentere.

Dal punto di vista geologico notevole è la parte sommitale della Riserva, costituita da placche di biocalcareniti, ovvero di un calcare originato da organismi viventi sul bordo di un mare pliocenico (Pliocene inferiore, dai 5 ai 3,5 milioni di anni fa); in queste placche sono anche scavate delle grotte ancora perfettamente transitabili senza l’ausilio di particolare attrezzatura.

IL CENTRO VISITE

Il nostro centro visite è ospitato nel “Podere Pietraporciana”, ovvero l’antica casa colonica lungamente abitata dalla famiglia di mezzadri cui era affidata la gestione dell’appezzamento di terra circostante.

La struttura è oggi attrezzata per svolgere funzioni educative, di ristoro e di accoglienza. Al suo interno trovano infatti posto:

  • un’aula didattica adatta anche per conferenze e presentazioni, dotata di impianto audio e del necessario per proiezioni;

  • una zona dedicata alla ristorazione, con circa 45 posti tavola al coperto e un’area ristoro all’aperto, sotto a pergolato ombreggiato, ideale per mangiare nella bella stagione; vengono serviti pranzi e cene, merende, spuntini con prodotti selezionati del territorio circostante (vedi in proposito la sezione I nostri prodotti, la nostra cucina);

  • una zona dedicata ai pernottamenti per singoli o gruppi, per turismo, ritiri, workshop, campi scuola; per ricaricarsi in un ambiente incontaminato o come base per la scoperta della cultura e dell’ambiente del territorio, tra Val d’Orcia e Val di Chiana. La struttura dispone di camere matrimoniali con bagno e di camerate con servizi comuni;

  • un’aula polivalente staccata dal corpo principale, ideale per laboratori (dallo yoga al teatro, dai laboratori creativi a quelli enogastronomici), presentazioni, dibattiti;

All’aperto si trovano poi:

  • un anfiteatro semicircolare con scena centrale in erba e tribune in calcestruzzo, perfetto per lezioni o cinema all’aperto, concerti, spettacoli teatrali;

  • un arboreto didattico (attualmente – estate 2018 – in fase di ristrutturazione) con sedute all’aperto per lezioni in gruppo.

pietraporciana

e la resistenza

Il podere di Pietraporciana, oggi sede del centro visite dell’omonima riserva, è stato per molto tempo un casolare abitato da famiglie di mezzadri, ovvero contadini che mettevano la propria forza lavoro e le proprie conoscenze per condurre un’unità agricola (il podere) che veniva loro affidata da un proprietario terriero, il quale spesso, come in questo caso, forniva anche la casa colonica per viverci e per ospitare gli eventuali animali da allevamento.  

      
Le famiglie di mezzadri potevano alternarsi, ma i proprietari terrieri erano gli stessi: nel caso di Pietraporciana, per quasi tutto il Novecento furono i marchesi Origo, Iris e Antonio, che si distinsero per una gestione particolarmente progressista e liberale delle loro proprietà. Furono proprio loro a donare al Comune di Chianciano Terme la struttura nel 1985, in considerazione del valore che essa aveva assunto per la comunità locale.

L’origine di un tale valore è da ricercarsi negli anni della Seconda Guerra mondiale: gli Origo, infatti, nelle fasi conclusive del conflitto si impegnarono anche nel sostegno alle forze antifasciste, fornendo supporto logistico e mezzi ai partigiani operanti nella zona.

Per quanto riguarda Pietraporciana, considerando il suo relativo isolamento e il posizionamento, ottimale perché dominante sulle due valli, non stupisce che il luogo fosse stato scelto come base per un gruppo di una delle formazioni partigiane operanti sul territorio, la formazione Mencattelli.   
Pietraporciana fu scelta anche perché considerata un ottimo punto di collegamento con altri gruppi operanti tra il Monte Cetona, Chiusi e Chianciano.

Il podere fu così messo a disposizione dagli Origo ad un gruppo di partigiani per lo piú provenienti dalla vicina Chianciano, ragione che spiega poi anche la donazione del 1985 a quell’ amministrazione comunale.

La base fu tenuta fino al passaggio del fronte, nel tardo giugno del ’44, allorché i nazisti fecero in modo di conquistarla proprio per il vantaggio strategico della sua posizione. Una delle conseguenze di questo passaggio di mano fu dunque una feroce battaglia per recuperare la posizione, cui prese parte il secondo battaglione Coldstream Guards dell’esercito inglese, che riuscí nell’impresa pur a costo di molte vite, ad oggi ricordate nelle lapidi poste sulla struttura.

Nel dopoguerra Pietraporciana divenne un luogo di riferimento anzitutto per quanti vi avevano operato come effettivi partigiani: furono loro a creare per primi una funzione di ‘monumento’ e luogo di memoria condivisa, che progressivamente andrà ad estendersi fino ai tempi piú recenti.

Molto presto i reduci partigiani iniziarono infatti ad accompagnarvi scolaresche e simpatizzanti, nonché a recarvisi in occasione della festa della Liberazione o degli anniversari di battaglie, della liberazione dei singoli comuni e simili ricorrenze.

Con la donazione della struttura al Comune di Chianciano iniziò dunque a prendere forma un progetto di recupero che tenesse conto del valore storico, ambientale e culturale del luogo.

Parallelamente si è sviluppato anche sempre maggiore coinvolgimento della cittadinanza, in particolare per i festeggiamenti che vengono organizzati in occasione del 25 aprile presso la struttura: i locali circoli di ANPI e Legambiente, infatti, dal 2001 riprendono ed estendono la tradizione di un luogo di ritrovo per coloro che, dopo le commemorazioni svolte nella mattinata nei rispettivi comuni di provenienza, volessero proseguire la giornata unitamente in un momento di festa.